La lentezza dell’Europa davanti alle sfide di Trump
La lentezza dell’Europa davanti alle sfide
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 03 aprile 2025
In poche settimane Trump ha cambiato il mondo. Molti pensavano che i contenuti dei programmi elettorali fossero esagerati, ma la realtà ha superato ogni immaginazione. Non soltanto per i dazi, dei quali tutti parlano, ma per le misure antiliberali ed antidemocratiche contenute nella raffica dei provvedimenti che Trump ha preso nelle ultime settimane. Allo sconvolgimento dei poteri interni, che ha esaltato l’esecutivo contro il principio democratico dei pesi e contrappesi, si sono aggiunte le minacciose dichiarazioni nei confronti del Canada, di Panama e della Groenlandia, alle quali si sommano le illegittime interferenze nella vita politica dei paesi non ossequenti, a cominciare dalla Germania e dalla Francia. Ancora più sorprendenti sono tuttavia le minacce contro la libertà dei media e le punizioni contro gli studi legali non amici della presidenza.
Non è questione di essere antiamericani perché, nel passato e ancora oggi, sentiamo il popolo degli Stati Uniti a noi vicino in nome degli stessi ideali che accomunano gli europei.
Quella rappresentata da Trump è tuttavia un’altra America, che ripudia nelle parole e nei fatti questi legami e, avvicinandosi sempre più ai regimi autoritari, considera l’Europa come un nemico.
Tante cose possono cambiare in futuro, soprattutto se i risultati economici americani non saranno corrispondenti alle aspettative, ma oggi dobbiamo apprestare con la massima urgenza una risposta a queste minacce e a questi attacchi.
La rapidità è infatti un elemento essenziale della politica americana di oggi, a cui si dovrebbe rispondere con altrettanta rapidità. La prontezza delle decisioni è ora un elemento fondamentale della nuova sfida mondiale.
A Bruxelles, a parte il capitolo dei dazi, sembrano pensare ad altro e non avere fretta. La prima stupefacente prova di tutto questo è che il Consiglio Europeo, che ha progressivamente sostituito la Commissione nel ruolo guida della politica europea, ha deciso di convocarsi soltanto nel mese di Giugno. Il che, se non facesse piangere, farebbe ridere.
Abbiamo infatti sul tavolo progetti urgenti e vitali per il nostro futuro, progetti che dobbiamo decidere e mettere in atto subito. Prendiamo ad esempio il sistema satellitare Starlink di Elon Musk. È chiaro che è più avanzato e più pronto di quello europeo, ma è altrettanto chiaro che la sua adozione ci toglierebbe libertà ed autonomia. Mi aspettavo quindi un piano di emergenza europeo per accorciare le distanze. Invece nulla si muove. Quando interpellavo gli esperti di Intelligenza Artificiale mi sentivo rispondere che le enormi economie di scala mettevano l’Europa fuori dal grande gioco. Ora gli stessi esperti dicono che il sistema cinese DeepSeek, che costa meno di un decimo dei concorrenti, funziona altrettanto bene.
Eppure non si sente l’urgenza di apprestare un disegno europeo per fare la stessa cosa. E nemmeno abbiamo un piano europeo per garantire la necessaria sicurezza dei cavi sottomarini che costituiscono l’arteria portante dei nostri sistemi di comunicazione.
Mi impressiona ancor più la lettera dei ministri di tredici paesi europei al Commissario per la Ricerca, contenente la proposta di creare un fondo per attrarre i numerosi talenti che, in ogni campo, stanno lasciando gli Stati Uniti in conseguenza del clima oppressivo e dei tagli finanziari in atto nelle università e nei centri di ricerca americani. Si tratta di un’occasione unica e irripetibile per invertire la direzione della fuga dei cervelli che ci ha tanto danneggiato negli ultimi decenni.
Ebbene, tra i paesi firmatari della lettera ci sono la Germania, la Francia e la Spagna, ma non c’è l’Italia. Un’assenza spiegabile solo dopo l’esplicita scelta in favore di Trump che Giorgia Meloni ha fatto anche nell’ultima intervista al Financial Times. O forse dobbiamo pensare che l’avversione per gli emigranti sia arrivata al punto da non apprezzare nemmeno il vantaggio di portare in Italia gli studiosi e i ricercatori che abbandonano gli Stati Uniti.
Con il suo progressivo avvicinamento a Trump il nostro governo si sta giorno per giorno allontanando dalla tradizionale politica italiana che, insieme a Francia e Germania, cercava di costruire un’azione comune indirizzata a giocare un proprio ruolo politico ed economico nel nuovo ordine mondiale.
Tutto questo appare evidente dalle dichiarazioni intenzionalmente provocatorie contro il Manifesto di Ventotene, che la Presidente del Consiglio ha attaccato non certo per le sue datate scelte socialiste, ma perché sostiene l’unità politica dell’Europa.
Eppure questo allontanamento dalla comune scelta europea non dovrebbe essere condivisa da tutta la coalizione di governo, nella quale anche i partiti favorevoli all’Europa appaiono incapaci di contestare e contrastare la dichiarata ostilità di Trump nei confronti dell’Unione Europea. L’antica ispirazione autoritaria radicata nelle origini politiche e ideologiche della Presidente del Consiglio, rinasce quindi rinvigorita dalla vicinanza alle posizioni di Trump e dalla insufficiente reazione di fronte alle lentezze del Consiglio Europeo.
Il processo di indebolimento della nostra democrazia procede quindi in modo progressivo e quasi fatale, mentre diminuisce la sensibilità dei media e l’attenzione dei cittadini di fronte a questo declino. E’ quindi bene reagire prima che sia troppo tardi: le tragedie provocate dal passato autoritario debbono essere di ammonimento per il presente e per Il futuro.
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Leggi la lettera dei ministri di tredici Paesi al Commissario Europeo per la Ricerca
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