Oltre gli USA esiste un mondo!

Oltre gli USA esiste un mondo

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 26 marzo 2025

Il disorientamento regna sovrano: a partire dagli Stati Uniti, che l’hanno provocato, per passare a tutti gli altri paesi che ne dovranno trarre le conseguenze.

Lasciando da parte l’importante capitolo del possibile accordo sulla fine della guerra di Ucraina, non esistono ancora idonee strategie alternative nel campo economico. La prima ragione di questa persistente incertezza deriva proprio dai frequenti cambiamenti di spartito da parte di Trump che quotidianamente varia la misura e la scadenza delle barriere doganali, anche se esse rimangono un dogma fondamentale della sua politica.

Vi è certamente molta tattica in tutto questo, dato che i continui annunci, spesso in contrasto fra loro, servono indubbiamente a rallentare e affievolire le reazioni dei paesi concorrenti, a partire dalla Cina e dall’Europa.

Tuttavia, anche tenendo conto della possibile variabilità delle specifiche misure che dovranno essere messe in atto, la necessità di preparare nuove strategie di fronte alla probabile chiusura del mercato americano è indubitabile. Partendo dal fatto che un quarto dell’economia mondiale tende ad isolarsi, gli altri tre quarti debbono trarne le conseguenze.

Per iniziare dall’Europa è certo importante che si sia iniziato a sostituire l’ombrello americano nel campo della difesa, ma bisogna tenere presente che, in ogni organizzazione politica, non esiste solo il ministero della Difesa, ma anche i vari dicasteri economici, ai quali si aggiungono quelli che riguardano gli altri aspetti della vita, a cominciare dal Welfare.

Altrettanto chiaro è il fatto che non si deve pensare solo ad una riparazione dei danni, ma anche ad un ripensamento della nostra politica, a cominciare da quella economica e finanziaria. E’ urgente decidere sulla difesa, ma è altrettanto urgente (e oggi più possibile e doveroso che in passato) riflettere su come mettere a servizio dell’economia europea le centinaia di miliardi di nostri risparmi che ogni anno emigrano verso i fondi americani. Organizzare un grande mercato dei capitali europeo è oggi un obiettivo più vicino e più possibile che in passato. Così come è opportuno e urgente irrobustire e accelerare i progetti vitali per il nostro futuro, a partire dai sistemi satellitari e dall’Intelligenza artificiale, che i più modesti costi delle recenti innovazioni cinesi, come DeepSeek, dimostrano essere pienamente alla portata delle risorse europee. Per la nostra futura sopravvivenza non esiste infatti soltanto un’ emergenza militare, ma un’emergenza globale, della quale Bruxelles stenta a prendere atto.

Certamente anche in questi campi vi è una differenza radicale fra l’efficacia dei progetti nazionali e una politica europea capace di fare fronte ai vari Starlink e DeepSeek. Ci si limita a constatare che siamo in ritardo, ma non si vogliono mobilitare le esistenti risorse per colmare il ritardo.

Questo per quanto riguarda l’Europa.

Tuttavia tutti i tre quarti del mondo, esclusi dagli Stati Uniti, debbono decidere che cosa possono fare insieme per evitare che la separazione americana getti il pianeta in una crisi paragonabile a quella del 1929.

In primo luogo come agire per rendere possibili relazioni eque e intense fra Europa e Cina dato che, insieme, raggiungono il 34% del PIL mondiale e sono, per loro natura, obbligate ad avere crescenti rapporti con i mercati terzi.

Questo problema mi veniva quotidianamente posto dagli studenti cinesi. A loro rispondevo che un quadro di collaborazione attiva e paritaria è oggi utile e necessario, e se non siamo riusciti a farlo nei passati trent’anni, dobbiamo lavorare molto per realizzarlo oggi, disponendoci entrambi a mettere in atto radicali cambiamenti. Da parte europea il primo obiettivo deve essere l’elaborazione di una politica unitaria. Se ripetiamo il caso dei dazi europei sulle automobili elettriche cinesi, in cui in ogni paese ha tenacemente portato avanti i propri interessi e i cinesi hanno ovviamente giocato su questa debolezza, non andiamo da nessuna parte.

Dal lato cinese si presenta in primo luogo il problema dei sussidi alle imprese esportatrici, a cui si accompagna la sovracapacità produttiva dell’industria nazionale rispetto all’attuale domanda del mercato interno.

Di quest’ultimo problema si sono recentemente resi conto i governanti del Celeste Impero che stanno apprestando misure per aumentare la capacità d’acquisto dei cittadini, le risorse destinate al welfare e le altre misure per aumentare il consumo interno, da troppi anni insufficiente.

Il cammino di armonizzazione dei rapporti fra i due sistemi è complicato e difficile, ma proprio perché complicato e difficile dovrebbe essere impostato subito. Così come è urgente intensificare i negoziati con gli altri protagonisti del commercio mondiale, dall’Asia, all’Africa all’America Latina.

Naturalmente tutti speriamo che Trump possa ancora recedere o modificare i suoi propositi, anche perché i presidenti degli Stati Uniti lo fanno spesso, ma le attuali follie americane ci permettono di uscire più facilmente dalla terribile definizione dell’Unione Europea: “gigante economico, nano politico e verme militare“.

Se abbiamo il dovere di trasformare il verme in una farfalla, dobbiamo però fare anche crescere il nano politico e la forza del gigante economico. Tenendo ben presente che, per avere successo, le tre operazioni debbono essere portate avanti insieme.

 

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